Spécial Gazzetta
Le pagelle dei protagonisti
MILANO, 20 maggio 2005 - E´ stato lo scudetto di tutti. Come sempre, più che mai. Sì, perchè l´organico del Milan sulla carta sembrava avere qualcosa di più della Juventus, perlomeno sul piano della profondità della rosa. E invece i bianconeri hanno conquistato il tricolore con una marcia continua, senza intoppi: in testa dall´inizio alla fine. Onore alla vecchia guardia, da Del Piero a Zambrotta, ai nuovi azzeccati acquisti, Cannavaro, Emerson e Ibrahimovic su tutti, ai panchinari, che si sono fatti sempre trovare pronti al momento del bisogno, a Capello, che ha forgiato una corazzata che ha saputo combattere le mareggiate stagionali, dimostrandosi inaffondabile.
BUFFON - Ultimo baluardo della miglior difesa del campionato ( solo 23 reti subìte, 19 gare senza reti al passivo). Dopo l´annata scorsa, in cui la retroguardia bianconera si apriva che neanche il Mar Rosso di biblica memoria, il n°1 della Vecchia Signora è tornato alle care, vecchie abitudini: ben protetto dai centrali difensivi è stato chiamato in causa poche volte, risultando però spesso decisivo. E´ il miglior portiere del mondo, fa notizia solo quando sbaglia, se salva il risultato nessuno si stupisce. Nonostante questa pressione la sua lunga sagoma si è trasformata nella coperta di Linus a cui la Juve si è aggrappata al momento del bisogno: la sua parata su Inzaghi in Milan-Juventus vale più di un gol. Sempre presente. Voto: 7,5
ZEBINA - Pupillo di Capello, è diventato subito il padrone della fascia destra difensiva. Fisico bestiale, è stato prezioso in fase di spinta, galoppando sulla fascia grazie ad una progressione a tratti inarrestabile. Sul piano difensivo ha mostato progressi importanti rispetto ai trascorsi romani: certo, qualche black-out difensivo ogni tanto lo patisce ancora ( l´immagine di Zola che lo sovrasta di testa per un gol del Cagliari stride con i fisici dei due) , ma ha un potenziale illimitato. Il tallone d´Achille della " Gazzella" è la concentrazione, non sempre al top, ma giocare accanto a Cannavaro e Thuram lo ha aiutato a maturare. Un infortunio muscolare gli ha pregiudicato il finale di stagione. Voto: 6,5
THURAM - Ha avuto ragione lui. Voleva giocare da centrale, e ha dimostrato di poterlo fare a livelli di eccellenza. Capello lo ha infatti fatto traslocare dalla fascia destra, mai troppo amata, dove lo impiegava Lippi, e lui ha ripagato in pieno la fiducia del tecnico friulano. Elegante, strapotente, sicuro di sè, a volte persino troppo, ha costituito con Cannavaro, suo antico compagno di reparto già ai tempi di Parma, una diga quasi insuperabile. Voto: 7,5
CANNAVARO - Il capolavoro di Moggi. Arrivato dall´Inter in cambio di Carini ( !) in molti pensavano che avesse già vissuto le sue stagioni migliori. Sbagliato. Ha chiuso a chiave la retroguardia della Juventus, mettendo in mostra tutto il repertorio dei tempi belli: anticipi secchi, concentrazione assoluta, grinta da vendere: un francobollo appiccicato a qualsiasi attaccante passasse dalle sue parti. E di testa è volato alto come la Juventus, segnando gol perentori quanto importanti. Un baluardo. Voto: 8,5
ZAMBROTTA - Ha tirato la carretta per tutta la prima parte della stagione, giocando su livelli stratosferici. Domenica e mercoledì, campionato e Champions, lui sempre in campo, spesso il migliore. Per tutto il girone d´andata un´iradiddio, semplicemente il miglior terzino sinistro del panorama europeo, meno talentuoso di Roberto Carlos, ma più disciplinato e costante. Poi ha dovuto frenare un po´, ma senza mai scendere sotto i livelli di guardia. Una sicurezza in fase difensiva, un distributore automatico di cross in attacco. Garanzia. Voto: 8
CAMORANESI - La stagione della consacrazione. Ha raggiunto la maturità sportiva: non più solo talento, ma anche abnegazione, continuità e qualche gol ( 4), che non fa mai male. Qualità e quantità, dunque, sulla fascia destra di centrocampo, pendolo instancabile sempre in grado di saltare il suo dirimpettaio di corsia. E poi le sue parabole su calcio piazzato si sono dimostrate un valore aggiunto prezioso almeno quanto i suoi cross: Ibra, Del Piero e Trezeguet ancora ringraziano. Voto: 8
BLASI - Ha fatto legna a metà campo per gran parte della stagione. Grintoso, duro quando occorre, polmoni da mezzofondista, ha recuperato palloni su palloni, lasciandone poi la distribuzione al più illuminato Emerson. Il suo gioco senza fronzoli, poco appariscente, ma concreto, ha conquistato anche Lippi, che lo ha premiato aprendogli le porte della Nazionale. Nel finale di campionato, stremato, ha passato il testimone ai più freschi Appiah e Tacchinardi. Senza ricami o grandi acuti, ma sullo scudetto c´è anche la sua firma. Voto: 6,5
EMERSON - Pronti via e dopo la telenovela estiva con la Roma il Puma ha subito preso in mano le redini del gioco bianconero. Leader di fatto, senza bisogno di troppe parole, con l´esempio ha trasformato il centrocampo bianconero in un reparto completo ed affidabile. Si è sdoppiato in un lavoro di tamponamento e di proposizione, limitando i suoi inserimenti per la ragion di stato ( leggesi equilibri tattici) . Nel finale di stagione la pubalgia lo ha condizionato, costringendolo a centellinarsi, ma il brasiliano ha stretto i denti in più occasioni, dimostrando grande spirito di sacrificio. Voto: 8
NEDVED - La stagione più difficile. Il ceco è stato bersagliato dagli infortuni, e per un diesel come lui trovare la condizione ottimale è diventata una chimera. Però ha lottato senza mollare un metro, si è sbattuto come un mediano qualsiasi e quando c´è stato bisogno della zampata di classe ( vedi il gol all´Olimpico con la Lazio) ha risposto presente, come sempre. La posizione di partenza, largo a sinistra, non lo ha agevolato, lui che con Lippi aveva libertà assoluta di movimento, ma quando sta bene la collocazione tattica diventa un optional. Voto: 7
DEL PIERO - Si è dimostrato campione, una volta di più, dentro e fuori dal campo. Con Capello in panchina è diventato improvvisamente uno dei tanti, perdendo lo status di intoccabile, come testimoniano le 28 ( !!) sostituzione ricevute. Eppure non ha fatto una piega. Perlomeno pubblicamente. Niente sfoghi contro il tecnico nè sfuriate tipo " lui non sa chi sono io". Cioè il capitano e il simbolo della Juventus. Ha alzato la voce solo in campo, a modo suo, facendo parlare i gol, 13 ( che perla quello di tacco al Siena) e gli assist ( da cineteca quello a Trezeguet col Milan). Forse non il suo campionato più brillante, angustiato da contrattempi fisici, ma nella volata scudetto è stato decisivo. Voto: 7,5
IBRAHIMOVIC - Il volto del 28° scudetto. Fresco, elegante, implacabile. Ibra è andato oltre le attese, che già erano pretenziose. Arrivava a Torino portandosi dietro il ricordo di quel tacco maledetto con cui la sua Svezia aveva condannato l´Italia agli Europei. Per alcuni era il nuovo Van Basten. Altri, però, lo consideravano troppo lezioso, non abbastanza cattivo per la serie A, e poi poco bomber, lui che in Olanda non è che avesse segnato valenghe di reti. Critici serviti. 16 reti al primo campionato italiano, come Platini. Prima o seconda punta, capace di fare reparto da solo, ha segnato in tutti i modi: regale, ma anche concreto. E´ il futuro della Juventus. Voto: 8,5
PESSOTTO - Il " professore" ha tenuto l´ennesima lezione. Di tattica, di capacità di stare in campo, di duttilità. Chiuso da Zebina e Zambrotta in difesa si è prima riciclato a metà campo, ed ha poi ritrovato un posto da titolare nel finale di stagione, sulla destra, complice il k.o. di Zebina. E come al solito non ha fatto rimpiangere gli assenti. Voto: 6,5
BIRINDELLI - Costretto a recitare un ruolo da comprimario dalle scelte di Capello, che ha bloccato la difesa dando sempre fiducia al quartetto titolare, ha dato il suo onesto contributo di esperienza quando c´è stato bisogno di lui. Positivo. Voto: 6
APPIAH - E´ caduto ed ha saputo rialzarsi. Capello gli ha inizialmente preferito Blasi come spalla di Emerson ( più disciplinato e meno anarchico tatticamente) e poi lo ha " messo in castigo" dopo un paio di prestazioni da dimenticare. In primavera, però, Appiah è tornato protagonista conquistando un posto da titolare grazie al suo dinamismo ed alle buone qualità tecniche. Voto: 6,5
TACCHINARDI - Più tecnico di Blasi e Appiah, ma meno dinamico, è stato bocciato da Capello dopo i primi impegni stagionali. Sembrava dovesse andarsene destinazione Barcellona, invece ha saputo soffrire in silenzio attendendo il suo momento con pazienza. Sempre affidabile, un infortunio lo ha bloccato sul più bello, quando lottava per una maglia da titolare. Voto: 6
OLIVERA - E´ partito forte, fortissimo. Forse troppo. In estate le sue scorribande sulla fascia facevano presagire orizzonti di gloria. Capello per fargli spazio lo ha anche fatto giocare da centrocampista centrale, e il giovane centrocampista lo ha ripagato con svolazzi eleganti, ma anche con gol pesanti. Poi il calo. Inevitabile quanto repentino. Ma le ultime prestazioni in ombra non devono far dimenticare quanto di buono ha saputo fare. Voto: 6,5
TREZEGUET - " Quando gioca segna sempre Trezeguet". Il coro dei tifosi bianconeri è stato ripagato come sempre dall´opportunismo del centravanti francese la cui riconferma è stata fortemente voluta da Capello. Il problema è che Trezegol ha giocato poco, pochissimo, afflitto da acciacchi fisici in serie. Costretto al forfeit nel doppio confronto con Liverpool in Champions ha fatto in tempo a rientrare per la grande sfida con il Milan decisa, guarda caso, da una sua capocciata. Voto: 7
ZALAYETA - Il " Bradipone" ha dato il meglio di sè in Champions League, risultando decisivo contro il Real Madrid. Però anche in campionato ha fatto la sua parte, quella del bomber di scorta buono per tutte le stagioni, capace di sostituire a turno i Del Piero o i Trezeguet senza farli rimpiangere. E mettendola dentro. Voto: 7
Una stagione di alti e bassi: magie e prove deludenti. Capello lo ha sostituito 28 volte, molti lo davano per finito. Ma la volata scudetto porta la sua firma
Ale : orgoglio e pregiudizio
MILANO, 20 maggio 2005 - Per i tifosi bianconeri " E´ la cosa più bella che c´è", come cantano, sempre e comunque, a prescindere dalla sua prestazione, quando il capitano della Juventus scende in campo. Ma sono stati in tanti, quest´anno, a dubitare di Alessandro Del Piero. Inutile girarci intorno: tanti critici e addetti ai lavori lo consideravano ( considerano?) finito. Un buon giocatore, certo, ma non più il campione simbolo dei bianconeri, l´uomo della provvidenza, quello cui aggrapparsi quando serve quel qualcosa in più che solo gli artisti del pallone sanno inventare.
Si è capito fin dall´estate che le cose per il n° 10 erano cambiate: con Capello non era più intoccabile, ma soltanto uno dei tanti. Lui, Alessandro del Piero, cinque scudetti, una coppa Campioni ed un´Intercontinentale conquistati con quella maglia. Bandiera e volto della Vecchia Signora trattato alla stregua ( con tutto il rispetto) di un Birindelli qualsiasi. Del resto Ibrahimovic incantava, Trezeguet la metteva sempre dentro, e Capello, più realista del re, non ha fatto sconti: Ale sostituito sistematicamente ( alla fine non ha sentito sul campo il triplice fischio finale per ben 28 volte) e qualche volta a sedere in panchina accanto a lui, rimpiazzato non solo da Ibra e Trezegol, ma anche dal " proletario" Zalayeta. Qui del Piero ha vinto il suo scudetto: mai una polemica, anche quando ha perso la Nazionale del " suo" Lippi per l´utilizzo a singhiozzo ( e onestamente anche per un rendimento altalenante: splendidi tocchi d´autore, come il tacco al Siena, ma anche qualche gara anonima). Ha stretto i denti e corso ancora più forte, anche quando si parlava di un imminente arrivo di Cassano, anche quando c´era chi faceva il conto alla rovescia della fine della squalifica di Mutu. Niente atteggiamenti isterici comuni a tanti suoi colleghi che hanno incantato e vinto meno della metà di lui, ma che urlano alla lesa maestà per un cambio a 5´ dalla fine.
E nella sfida decisiva per il tricolore, a San Siro contro il Milan, con una rovesciata, ha capovolto il corso del destino, decisivo più che mai, sfornando, con un capolavoro atletico e tecnico, l´assist più prezioso che Trezeguet ha trasformato nel gol che ha firmato il campionato. E poi ha messo le olive nel Martini con quella capocciata ( non esattamente la specialità della casa) che ha trafitto il Parma la domenica seguente, quella dell´allungo decisivo sul Milan. Si è ripreso la Juve, da capitano l´ha guidata nel momento del bisogno: i gradi glieli ha restituiti il campo, più che la fascia. Così come il posto da titolare, e pazienza se in panchina è finito il cecchino Trezeguet. Ale ha vinto e segnato ( portando a 13 reti il suo bottino in campionato) festeggiando con un urlo liberatorio, ma soprattutto con un sorriso smagliante. Campione in campo e fuori, trascinatore anche senza alzare la voce, ma i tifosi bianconeri della curva non si sono certo stupiti: è o no la cosa più bella che c´è?